Sorrento tra storia e leggenda

autore: admin | data: 20 dicembre 2011 | Tag:

La storia di Sorrento è costellata da diversi miti e leggende che contribuiscono ad accrescere quell’aura mitica alla base del suo fascino. Sebbene, secondo alcuni storici, la città risiederebbe in una regione di cui si hanno testimonianze fin dall’età neolitica, le origini vere e proprie, come racconta lo storico Diodoro Siculo, risalgono alla popolazione italica degli Ausoni, ed in particolare al fondatore Liparo, figlio del re Ausone e nipote di Ulisse e della maga Circe.

Diverse sono anche le varie ipotesi legate al nome (Sorrentum, Syrentum) che si incontra negli scritti di Ovidio, Stradone, Seneca, Ennio, Galeno, Orazio, Marziale, Plinio e Stazio. Secondo la leggenda più nota, l’etimo sarebbe legato al mito delle Sirene, metà donne e metà pesce, che, dalle acque del mare di Sorrento, ammaliavano Ulisse, mentre un’altra leggenda narra della dipendenza del nome da Sirentum, la fanciulla nata da due contadini della zona collinare del Casarlano, la quale, rapita dai saraceni, fu rivendicata dai sorrentini. Recenti studi, invece, farebbero risalire il nome dal verbo greco “surreo” che significa “concorro”, “scorro insieme” o, anche, “confluisco”, riferendosi alla morfologia del costone sorrentino caratterizzato dalla presenza di due corsi d’acqua che scorrono in mare distintamente. Alcuni elementi urbanistici ed archeologici fanno pensare ad una presenza greca fra il 474 e il 420 a.C quando poi la città fu conquistata dai Sanniti. Nel III secolo a.C Sorrento fu conquistata dall’Impero Romano, e ne accompagnò le sorti prima come colonia e poi come Municipio nel I secolo a.C.

In età imperiale, tra l’epoca di Cesare e quella di Adriano, Sorrento, per il suo clima mite, fu scelta come soggiorno da molti imperatori ed aristocratici che vi fecero costruire residenze e Villae marittime, lungo la costa, come Villa Pollio Felice, al Capo di Sorrento, e Villa Agrippa Postumo, sotto l’attuale Hotel Bellevue Syrene. Nell’alto Medioevo Sorrento fu occupata dai Goti, dai Longobardi e dai Bizantini (552) e sotto Sergio I fu eretta a Ducato. Il Ducato di Sorrento estendeva i propri confini in tutta la Penisola, dando vita ben presto ad una florida economia bastata sulla costruzione di forniture navali, sul commercio e sulla produzione di agrumi e vino.

Successivamente (1100) il Ducato divenne una sorta di protettorato normanno, rinunciando così all’autonomia politica ma ricevendo in cambio protezione dalle incursioni di pirati e longobardi. Nel periodo angioino, all’inizio del XIV sec. la nobiltà si divise i due Sedili (o Piazze) con la costituzione del Sedile di Dominova in contrapposizione all’originario Sedile di Porta. Il prestigio dei Sedili di Sorrento andò al di là della ristrettezza regionale, arrivando anche a contendere nel periodo spagnolo alcuni privilegi alla stessa capitale Napoli. Molto intensi erano i traffici marittimi tra Sorrento e i porti del Golfo di Napoli e del Mezzogiorno, i prodotti che stavano alla base dell’economia erano frutta, vino, olio, carne e derivati del latte. Il 1544 rappresenta una data importante per la cultura italiana ed europea: in quell’anno nacque a Sorrento il poeta Torquato Tasso, autore della celebre “Gerusalemme Liberata” e di altri poemi.

Nel 1558 Sorrento fu devastata e saccheggiata dai Turchi, e questo comportò la fortificazione delle mura e la costruzione delle torri costiere. In questo periodo si ebbe un forte ristagno economico, dovuto all’impoverimento delle risorse ed alla pressione fiscale spagnola, aspetto che generò la ribellione delle popolazioni contadine dei Casali, che da tempo volevano rendersi autonomi dai patrizi cittadini. In questo contesto si colloca la rivolta del genovese Giovanni Grillo (1648), che sfruttando i contrasti che da anni si avevano con la nobiltà locale, riuscì ad unire popolari e contadini provocando un lungo stato d’assedio. Nell’età della Controriforma l’aspetto artistico e sociale della città “patrizia” decadde, e, con la costruzione di varie accademie e monasteri, la città assunse un aspetto conventuale. Nel 1799 la città aderì alla Repubblica Giacobina, ma i Sorrentini, fedeli ai Borboni, ne favorirono il ritorno ostacolando alcune idee rivoluzionarie di libertà. Nel primo periodo borbonico si sviluppò l’attività marittima e la pesca del tonno, fiorente fino agli inizi del secolo XX. Nel 1805, quando venne cacciato Ferdinando IV di Borbone dai francesi, Sorrento fu governata prima da Giuseppe Bonaparte e in seguito da Gioacchino Murat: fu allora che i Sedili nobiliari vennero aboliti.

Con la sconfitta di Waterloo (1815) a Sorrento ritornarono i Borboni, con Ferdinando I, e la città ritrovò equilibrio con la ripresa delle attività commerciali e lo sviluppo di agricoltura, cantieristica, artigianato e turismo. Dopo l’Unità d’Italia, S.Agnello si rese autonoma, e cominciò per Sorrento un “risanamento edilizio” che ne stravolse l’antico aspetto romano, fatto di cardi e decumani, con la costruzione di una nuova strada, l’attuale Corso Italia (1866). Alla fine dell’800 fu costruita la rete elettrica e si inaugurò la nuova rete tranviaria elettrica che iniziava da Castellammare e finiva a Sorrento in Piazza Mercato, che sarebbe stata abolita nel 1948 dopo la costruzione della rete ferroviaria. Attraverso gli anni Sorrento divenne meta privilegiata di illustri personaggi della cultura europea come Lord Byron, Keats, Goethe, Dickens, Wagner, Ibsen e Nietzsche. L’agricoltura visse ai primi del ‘900 una seconda giovinezza grazie alla coltivazione intensiva degli agrumi che venivano esportati in tutta la Penisola e all’estero. I periodi più recenti, in particolare dagli anni ’60, hanno visto il progressivo sviluppo dell’attività turistica che, in breve, è diventato il settore di punta dell’economia sorrentina.


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