Il Gozzo sorrentino

autore: admin | data: 27 dicembre 2011 | Tag:

La conoscenza di un luogo passa anche per la scoperta della sua cultura, delle sue tradizioni. La costruzione delle barche in legno, in particolare di quelle imbarcazioni note in tutto il mondo col nome di gozzo sorrentino, è una delle più antiche consuetudini dell’artigianato sorrentino.

Sorrento ha una tradizione cantieristica e nautica che risale al X secolo. La realizzazione dei gozzi nell’ antico cantiere della Marina Grande di Sorrento risale, secondo le fonti storiche, al XVII secolo. Il nome dei cantieri Aprea mare, il loro noto gozzo Aprea, a vela o cabinato, in legno o in vetroresina, è uno dei nomi più importanti nel panorama dell’ artigianato nautico. Gli abili maestri d’ascia mantengono, ancor oggi, fiorente la tradizione del gozzo sorrentino, costruito secondo antiche tecniche artigianali. L’appellativo di “Gozzo” deriva dalla conformazione gonfia e arrotondata della sezione maestra delle imbarcazioni. Secondo l’immaginario collettivo la nascita del gozzo sorrentino deriva dal riadattamento di una barca saracena abbandonata.

Il gozzo sorrentino ha una gestazione di circa cinquanta anni prima di essere costruito. I legni scelti per la fabbricazione, di olmo, quercia o pino marittimo, provengono da alberi a fusto grande con una vita non inferiore ai cinquanta anni. Barche di legno, dal grande fascino estetico, oggi riproposte anche in vetroresina, la cui costruzione è affidata a regole e dettami tramandati oralmente di generazione in generazione. Imbarcazioni misurate in palmi napoletani (un palmo misura 26,4 cm) e realizzate dalle abili mani deglia artigiani sorrentini che non hanno bisogno di un canonico progetto, bensì di garbi e sagome.

Questa piccola imbarcazione a remi e a vela latina, con poppa e prua di forma aguzza, è tipica di tutti i paesi del Mediterraneo ed è destinata alla pesca.Una tipologia di barca da lavoro dotata di una grazia che l’ha resa famosa in tutto il mondo. Legato alla tradzione religiosa, il gozzo di norma ospita a prua un crocifisso e una immagine del santo di cui porta il nome. I gozzi sorrentini sono dedicati al patrono della città, Sant’Antonino, protettore di marinai e agricoltori. La struttura del gozzo sorrentino rimane pressochè invariata fino agli anni trenta del ventesimo secolo quando vengono montati i primi motori. La propulsione a motore segna la fortunata sorte del gozzo come imparcazione diportistica prescelta dagli amanti del mare.

Due sono i gozzi tipici della penisola sorrentina, ancor’oggi presenti nelle acque del Golfo di Napoli, la “varchetta” e il gozzo a “menaide“, caratterizzati da uno scafo con prua e poppa a punta. Le due tipologie di barche differiscono tra loro per lunghezza, funzione d’uso e conformazione estetica. Il gozzo a menaide, lungo 27, 30 e 32 palmi, solitamente impiegato per la pesca del pesce azzurro, prende il suo nome proprio da un tipo di reti adoperate per la pesca.

La varchetta, lunga circa 14 palmi e più larga del gozzo a menaide, veniva utilizzata per la pesca di polipi, calamari e seppie lungo le scogliere.

Retaggio culturale di un luogo che dal mare ha tratto risorse e ricchezza, il gozzo sorrentino è ormai caratteristica iconografica di Sorrento, incantevole e magnetica attrattiva del Golfo di Napoli.


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