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Anacapri

autore: admin | data: 22 dicembre 2011 | Tag:

 

Tranquilla oasi naturale dove godere il relax e l’atmosfera di una natura mozzafiato, Anacapri rappresenta l’altra faccia dell’isola di Capri.

Lontana dalle luci, dalle vetrine e dalla vivacità della rinomata “piazzetta”, Anacapri offre ai suoi visitatori l’incanto delle antiche botteghe artigiane, dei suoi ottimi ristorantini e dei suoi itinerari naturali.

Grazie alla seggiovia infatti in soli dici minuti da Anacapri è possibile raggiungere il Monte Solaro, lasciandosi immergere in un itinerario naturale tra pini e macchia mediterranea con uno scenario panoramico mozzafiato.

Anacapri è la location ideale per una ritemprante vacanza relax: i suoi ospiti infatti potranno rigenerarsi grazie a lunghe e silenziose passeggiate, visitando luoghi storici come Villa San Michele, le rovine di Damecuta e le altre numerose bellezze oppure intraprendere il Sentiero dei Fortini, itinerario naturale che collega in un solo percorso vecchi sentieri praticati da contadini e cacciatori.

Ad Anacapri si trova la leggendaria Grotta Azzurra, famosa in tutto il mondo per la colorazione che assume al suo interno. Sono solo piccole imbarcazioni a poter entrare al suo interno, che vengono equipaggiate con max tre persone costrette a distendersi per poter varcare l’interno della grotta, alto solo 1 metro.

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Napoli – Il Centro Storico

autore: admin | data: 22 dicembre 2011 | Tag:

Vivace e scenografica, Napoli è da secoli una delle città d’arte più suggestive d’Italia.

Divisa in due da Spaccanapoli, un arteria che divide in due la Napoli antica, è una delle città che regala ai suoi visitatori emozioni uniche e un atmosfera magica.
Spaccanapoli è uno degli itinerari consigliati, un percorso che vi immergerà nel cuore della città partenopea svelandovene segreti e meraviglie artistiche e architettoniche. Una passeggiata lungo il centro storico di Napoli vi lascerà ammirare meraviglie artistiche d’ogni genere: dalle facciate dei portoni di antiche dimore fino alle strordinarie chiese barocche, tra cui l’originale Chiesa del Purgatorio ad Arco con i suoi teschi di bronzo all’esterno.

Senza dimenticare le piazze che si aprono tra i vicoli come piazza del Gesù che ospita l’omonima chiesa. Proseguendo nel percorso del centro storico, a breve distanza da piazza del Gesù è situato uno dei più rinomati edifici sacri di Napoli, la chiesa di Santa Chiara, in stile gotico ma con sucessive ibridazioni barocche risalenti al ’700. Ancora su Spaccanapoli si incontrano la Cappella San Severo, in cui è custodita la preziosa scultura marmorea del Cristo Velato, e la stada di San Gregorio Armeno, in cui si trovano le botteghe artigiane dei mastri dell’arte presepiale napoletana.

Appartiene a questo percorso anche il Duomo, di stile gotico completato nel 1313 per volere di Roberto D’Angiò.
Spaccanapoli offre ai suoi visitatori anche lo spettacolo ineguagliabile della Certosa di San Martino: un panorama fantastico che consente di ammirare dalla sommità della collina l’intera città.

Se avete programmato una vacanza a Sorrento non potete perdere l’occasione di vistare Napoli, in particolar modo il suo centro storico greco romano, il più grande d’Europa e dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

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Area Marina Protetta Punta Campanella

autore: admin | data: 22 dicembre 2011 | Tag:

Area marina protetta dal dicembre del 1997, la Riserva Naturale della Punta Campanella è uno dei parchi marini più suggestivi d’Italia.

Di notevole valore paesaggistico, naturalistico e storico, l’area interessa la fascia costiera dei comuni di Massa Lubrense, Positano, Piano di Sorrento, Sant’Agnello, Sorrento e Vico Equense.
La Riserva di Punta Campanella è stata istituita per tutelare e valorizzare un territorio dalle peculiari risorse biologiche e geomorfologiche: interessanti sono flora e fauna marine ma anche paesaggio offerto dal tratto di costa campano ricco di testimonianze archelogiche e resti di epoca romana.

Oltre ad essere un suggestivo luogo dalla natura incontaminata, il Parco di Punta Campanella è ricco di storie e leggende che lo vedono coinvolto: in primis le mitologiche sirene di cui parla Omero nell’Odissea.
Nelle cristalline acque del parco è possibile effettuare immersioni subacquee, ovviamente rigorosamente regolamentate, o semplicemente godere lo splendore del paesaggio marino seguendo un itinerario sulle numerose imbarcazioni turistiche.

Ricco di storia, leggende, vegetazione marina e reperti storici greco-romani il Parco Marino di Punta Campanella è quindi una vera e propria oasi da visitare durante una rilassante vacanza a Sorrento.

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Procida

autore: admin | data: 22 dicembre 2011 | Tag:

Caratteristica, vivace e colorata, l’isola di Procida è tra le isole più belle del Golfo di Napoli. La sua composizione territoriale, quasi totalmente di origine vulcanica, vede una parte dell’isola caratterizzata da coste basse e sabbiose e l’altra a picco sul mare e il suo litorale è per la maggior aprte compreso nell’area naturale marina protetta Regno di Nettuno.

I ritrovamenti di reperti archeologici testimoniano che l’isola fosse abita già intorno al XVI-XV secolo a.C. Durante il periodo della dominazione romana, l’isola divene luogo di villeggiatura dei patrizi romani come confermato dalla presenza di numerose ville e insediamenti.
In epoca medioevale divenne rifugio per le popolazioni in cerca di rifugio dalle invasioni longobarde e assunse sempre più la dimensione di borgo. Il massimo splendore l’isola lo raggiunge sotto la dominazione Borbonica: la marineria diventa assai fiorente così come l’attività cantieristica.

Il XX secolo segna invece per Procida la fine dell’attività cantieristica: l’ultimo brigantino procidano viene varato nel 1891 ed è solo verso gli anni Trenta del XXI secolo che vede crescere la sua popolazione. Nel Novecento l’economia procidana si lega indissolubilmente al settore turistico.

Incantevole location, luogo di riflessione e riposo per numerosi artisti, Procida viene descritta già in epoca classica da Giovenale, da Stazio e da Virgilio.
Boccaccio nel Decamerone l’adopera come scenografia della sesta novella. Alphonse de LaMartine, dopo un soggiorno sull’isola, scrive il romanzo Graziella che contiene numerosi spunti e ambientazioni procidane. Ma l’opera più celebre che vede come protagonista Procida è il romanzo della scrittrice Elsa Morante, L’Isola di Arturo. Ad Elsa Morante infatti l’isola ha dedicato un premio letterario.

Anche il cinema ha scelto l’isola come set per un elevato numero di film, tra i più celebri Il Postino, con Philippe Noiret e Massimo Troisi, e Il Talento di Mr Ripley, con Matt Dammon.

L’isola offre ai visitatori una gustosa gastronomia locale con straordinarie ricette preparate con i prodotti tipici della terra e del mare. Tra le eccellenze il limone ed i carciofi.
Tipica dell’isola l’insalata di Limoni, fatta con i limoni conditi con aglio,olio, peperoncino, sale e menta. Gustosissima anche la ricetta della pasta alla pescatora povera, pasta condita con alici e peperoni verdi fritti.
Tra i dolci tipici il Casatiello Dolce, una ciambella che si prepara prevalentemente durante il periodo pasquale e la Lingua, dolce di pasta sfoglia ripiena di crema pasticcera e ricoperto di zucchero.

L’isola di Procida è meta di vacanza durante tutto il corso dell’anno: particolarmente suggestivo è il periodo pasquale che regala ai visitatori una atmosfera magica in cui immergersi. Procida infatti, insieme ad altre località campane, è famosa per il folclore e le celebrazioni religiose legate alla Pasqua, come ad esempo la Processione degli Apostoli del Giovedì Santo e la Processione dei Misteri del Venerdì Santo.

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Ravello

autore: admin | data: 22 dicembre 2011 | Tag:

Tra le più incantevoli località della Costiera Amalfitana, Ravello è ambita meta turistica sin dai tempi del Grand Tour.

Prediletto luogo di vacanza da importanti personalità artistiche dello scorso e dell’attuale secolo, Ravello è rinomata per le incantevoli Ville e la suggestiva architettura religiosa.

Fondata nel V secolo come riparo dagli attacchi dei barbari, Ravello raggiunse il suo massimo splendore attorno al IX secolo. Dal XIX secolo venne riscoperta da intellettuali e artisti che lo scelsero come luogo per trascorrere i loro periodi produttivi.

Ravello è un comune italiano di 2.482 abitanti in provincia di Salerno in Campania, nella Costiera amalfitana. Famoso centro turistico, scoperto e frequentato da numerose personalità di ogni arte. Circa la metà dei suoi visitatori sono inglesi e statunitensi, attratti dal suo richiamo intellettuale e dal fascino delle sue famose ville (come la Villa Cimbrone con la sua famosa vista dalla Terrazza dell’infinito).

Ravello fu fondata nel V secolo come luogo di rifugio dalle scorrerie dei barbari che segnarono la fine dell’Impero Romano d’Occidente.
La cittadina crebbe in popolazione, prosperando con l’arte della lana e con il commercio verso il mediterraneo e Bisanzio e raggiunse il suo massimo splendore dal IX secolo, sotto la Repubblica marinara di Amalfi e il Principato di Salerno.

Per volere del normanno Ruggero, figlio di Roberto il Guiscardo, Ravello divenne sede vescovile nel 1086 per porre contrasto alla troppo potente Amalfi.Al volgere del XII secolo la città giunse a contare una popolazione di oltre 25.000 abitanti. Nel 1135 riuscì a sostenere gli attacchi portati dai Pisani al Ducato di Amalfi, ma due anni dopo, nel 1137, dovette soccombere, fu saccheggiata e distrutta. A seguito delle devastazioni iniziò il suo declino economico e demografico: a partire dal XIV secolo molti dei suoi abitanti si trasferirono a Napoli e dintorni, determinandone la decadenza durata sino alla fine del XVIII secolo.

Dal XIX secolo, riscoperta da intellettuali e artisti, riacquistò la sua importanza come luogo di turismo culturalmente elitario.

Da visitare, per la bellezza e la magnificenza, il Duomo risalente al XI secolo, la Chiesa di Santa Maria a Gradillo, la Chiesa di San Francesco, la Chiesa di Sant’Agostino, il PAlazzo della Marra, Villa Rufolo, Villa Cimbrone e Villa Episcopio, antica sede vescovile. Da non perdere anche l’incantevole Museo “Camo” del Corallo.

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Praiano

autore: admin | data: 22 dicembre 2011 | Tag:

Antico casale della Repubblica Marinara di Amalfi durante il Medioevo, Praiano si sviluppa su due nuclei abitativi: quello di Praiano in alto e quello di Vettica Maggiore in basso.

Incantevole per la strutturica archittetonica, le testimonianze artistiche, il paesaggio mozzafiato e tanto altro, Praiano è dai tempi del gran Tour una rinomata località turistica nel cuore della Costiera Amalfitana.
Il nome della località deriva da Pelagianum, “mare aperto”, successivamente trasformato in Plagianum fino ad arrivare all’attuale Praiano.

Tra gli edifici religiosi da visitare la Cappella di S. Luca, con interno a tre navate, un suggestivo busto del Santo in argento, tele di Padovano di Montorio e Giovan Bernardo Lama. Altre Chiese da non perdere sono la panoramica chiesetta di S. Maria di Costantinopoli e la Chiesa parrocchiale di Vettica, consacrata a San Gennaro. Caratteristiche della città le innumerevoli edicole votive, angoli di culto che testimoniano l’alto senso religioso della popolazione di Praiano.

Ambita meta turistica, la città di Praiano ha sviluppato ottimi e variegati servizi turistici, dall’ospitalità alla ristorazione passando per i servizi. Hotel, resort, appartamenti vacanze, B&b ma anche ristoranti, bar caffetterie e locali dove trascorrere il tempo libero durante una indimenticabile vacanza in Costiera Amalfitana.

La zona balneare è quella della Marina di Praia: una spiaggia tra pareti di roccia dove poter godere del sole e delle cristallien acque del Golfo di Salerno. Poco distante, la frazione di Vettica Maggiore che regala ai suoi visitatori una superba spiaggia con vista su Positano e Capri.

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Ischia

autore: admin | data: 22 dicembre 2011 | Tag:

Isola flegrea del Golfo di Napoli, rinomata in tutto il mondo per le terme e la bellezza della sua natura, Ischia, l’isola verde è una delle più belle mete per trascorrere una rilassante vacanza.

Isola di carattere vulcanico, Ischia accoglie ogni anno migliai di visitatori che la scelgono per trascorrere un soggiorno all’insegna del relax e del benessere immersi in una natura mozzafiato. Ma non solo, Ischia offre ai suoi ospiti anche un interesserante patrimonio storico artistico e una deliziosa enogastronomia che regala piatti preliabati con i prodotti tipici dell’isola.

Usate sin dall’antichità le sorgenti termali di Ischia sono tra le più famose e benefiche al mondo tanto che risalgono ad epoca graca e romana le prime testimonianze in merito. In seguito, dal Seicento fino alla metà del Novecento, Ischia ha visto sorgere numerosi stabilimenti e un indiscusso apparato ricettivo che l’hanno resa oggi una stazione termale internazionale di cura e soggiorno: un posto unico e magico dove è possibile curare il corpo ma anche la mente.

L’isola d’Ischia comprende sei comuni: Ischia, Casamicciola Terme, Lacco Ameno, Forio, Serrara Fontana e Barano d’Ischia. In ognuno di essi i viaggiatori possono trovare la sistemazione adatta a soddisfare le esigenze della propria vacanza.

Agli amanti della natura Ischia offre un interessante itinerario: la “passeggiata” sul Monte Epomeo, che inizia dalla piazzetta di Fontana e, grazie a un sentiero asfaltato immerso nel verde incontaminato, consente di raggiungere in circa 40 minuti la vetta del monte. In cima, oltre allo spettacolare panorama di cui godere è possibile visitare anche il famoso Eremo di San Nicola.
Da visitare per gli amanti dell’architettura storica anche il Castello Aragonese ad Ischia Ponte, che si trova su un isolotto frutto di una eruzione sinattica di oltre 300.000 anni fa.

Da ammirare anche la Chiesa del Soccorso, dedicata a S. Maria della Neve, nel comune di Forio d’Ischia, costruita nel 1791 e restaurata nel 1864 sulle rovine di un edificio risalente al 1320. L’architettura della chiesa è estremamente semplice, il colore dominante è il bianco e sul lato sinistro si trova il campanile di stile gotico.

Ricca di natura e di arte, Ischia ospita anche due interessanti Musei: il Museo Archeologico di Pethecusae e il Museo del Mare.
Il Museo Archeologico di Pithecusae, aperto nel 1999 nel complesso di Villa Arbusto a Lacco Ameno, ospita al primo piano la storia dell‘isola d’Ischia dalla preistoria all’epoca romana. Il piano terra è invece dedicato ad una sezione geologica speciale dedicata alla interazione tra uomo e ambiente.

Il Museo del Mare, risalente al 1996, si trova presso il settecentesco Palazzo dell’Orologio ad Ischia Ponte. Tre piani a testimoniare la storia della Marineria raccontata attraverso l’esposizione di oggetti d’uso comune di pescatori ma anche di oggetti più rari e ricercati appartenuti ai capitani dei velieri delle acque del golfo di Napoli.

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Vico Equense

autore: admin | data: 22 dicembre 2011 | Tag:

Varco d’entrata della Penisola Sorrentina, Vico Equense è una incantevole location per trascorrere una vacanza relax.
Vivace e popolata sia nella stagione estiva che in quella invernale, Vico Equense vanta una variegata offerta ricettiva e un altrttanto cospicuo numero di bellezze pnaturali e storico architettonico per soddifare qualsiasi esigenza e tipologia di vacanza.

Vico Equense conta circa 20.00 abitanti, è facilmente raggiungibile grazie al collegamento diretto con Napoli e con Sorrento. Comprende nel suo territorio ben 13 frazioni ognuna delle quali offre interessanti itinerari, dalla gastronomia alle bellezze naturali e culturali. La cittadina di Vico Equense sorge su un promontorio roccioso che cade a picco sul mare, ai piedi del Monte Faito.

Vico Equense è sede del Museo Mineralogico campano, istituito nel 1992, custodisce 3.500 minerali, di 1400 tipi, raccolti in 50 anni di ricerca dall’ingegnere Pasquale Discepolo.
Rinomata anche per la forte tradizione folcloristica che la contraddistingue, la città di Vico Equense ospita, nel mese di agosto, il Festival Internazionale delle Tradizioni popolari, momento di scambio culturale tra popolazioni lontanissime e la Festa delle Pacchianelle, in cui, dal 1909, oltre 300 figuranti in costume danno vita ad un suggestivo presepe vivente. In tale occasione le “pacchianelle”, bambine e donne che, in abiti contadini, portano in dono al bambin Gesù i prodotti tipici della tradizione locale.
Interessanti anche i festeggiamenti in occasione della festa in onore del Santo patrono della città, SS Ciro e Giovanni, il 31 gennaio.

Vico Equense è inoltre disseminata di bellezze naturale e luoghi di interesse storico artistico da visitare.
Tra questi la Cattedrale della SS Annunziata, ubicata in una suggestiva posizione, con il sagrato che si erge a picco sul mare: edificata nel 1320 ha una facciata del XVII sec e il campanile del XVI sec. Essa rappresenta l’unico esempio di chiesa gotica in tutta la Penisola Sorrentina con un’interno a tre navate e un abside pentagonale del XIV secolo completamente affrescato.

Le altre Chiese in territorio vicano a cui non può mancare una visita sono la Chiesa ed ex convento della SS Trinità e Paradiso, la Chiesa di San Ciro e la Chiesa di S. Maria Vecchia, quest’ultima ubicata al centro della frazione di Seiano.
Tappe obbligate nel suggestivo territorio vicano sono il Castello Giusso, costruito su uno sperone roccioso che domina il mare per volere di Carlo D’Angiò nel 1284 e l‘Antiquarium Equano, che conserva i ritrovamenti archeologici del territorio.

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Sorrento tra storia e leggenda

autore: admin | data: 20 dicembre 2011 | Tag:

La storia di Sorrento è costellata da diversi miti e leggende che contribuiscono ad accrescere quell’aura mitica alla base del suo fascino. Sebbene, secondo alcuni storici, la città risiederebbe in una regione di cui si hanno testimonianze fin dall’età neolitica, le origini vere e proprie, come racconta lo storico Diodoro Siculo, risalgono alla popolazione italica degli Ausoni, ed in particolare al fondatore Liparo, figlio del re Ausone e nipote di Ulisse e della maga Circe.

Diverse sono anche le varie ipotesi legate al nome (Sorrentum, Syrentum) che si incontra negli scritti di Ovidio, Stradone, Seneca, Ennio, Galeno, Orazio, Marziale, Plinio e Stazio. Secondo la leggenda più nota, l’etimo sarebbe legato al mito delle Sirene, metà donne e metà pesce, che, dalle acque del mare di Sorrento, ammaliavano Ulisse, mentre un’altra leggenda narra della dipendenza del nome da Sirentum, la fanciulla nata da due contadini della zona collinare del Casarlano, la quale, rapita dai saraceni, fu rivendicata dai sorrentini. Recenti studi, invece, farebbero risalire il nome dal verbo greco “surreo” che significa “concorro”, “scorro insieme” o, anche, “confluisco”, riferendosi alla morfologia del costone sorrentino caratterizzato dalla presenza di due corsi d’acqua che scorrono in mare distintamente. Alcuni elementi urbanistici ed archeologici fanno pensare ad una presenza greca fra il 474 e il 420 a.C quando poi la città fu conquistata dai Sanniti. Nel III secolo a.C Sorrento fu conquistata dall’Impero Romano, e ne accompagnò le sorti prima come colonia e poi come Municipio nel I secolo a.C.

In età imperiale, tra l’epoca di Cesare e quella di Adriano, Sorrento, per il suo clima mite, fu scelta come soggiorno da molti imperatori ed aristocratici che vi fecero costruire residenze e Villae marittime, lungo la costa, come Villa Pollio Felice, al Capo di Sorrento, e Villa Agrippa Postumo, sotto l’attuale Hotel Bellevue Syrene. Nell’alto Medioevo Sorrento fu occupata dai Goti, dai Longobardi e dai Bizantini (552) e sotto Sergio I fu eretta a Ducato. Il Ducato di Sorrento estendeva i propri confini in tutta la Penisola, dando vita ben presto ad una florida economia bastata sulla costruzione di forniture navali, sul commercio e sulla produzione di agrumi e vino.

Successivamente (1100) il Ducato divenne una sorta di protettorato normanno, rinunciando così all’autonomia politica ma ricevendo in cambio protezione dalle incursioni di pirati e longobardi. Nel periodo angioino, all’inizio del XIV sec. la nobiltà si divise i due Sedili (o Piazze) con la costituzione del Sedile di Dominova in contrapposizione all’originario Sedile di Porta. Il prestigio dei Sedili di Sorrento andò al di là della ristrettezza regionale, arrivando anche a contendere nel periodo spagnolo alcuni privilegi alla stessa capitale Napoli. Molto intensi erano i traffici marittimi tra Sorrento e i porti del Golfo di Napoli e del Mezzogiorno, i prodotti che stavano alla base dell’economia erano frutta, vino, olio, carne e derivati del latte. Il 1544 rappresenta una data importante per la cultura italiana ed europea: in quell’anno nacque a Sorrento il poeta Torquato Tasso, autore della celebre “Gerusalemme Liberata” e di altri poemi.

Nel 1558 Sorrento fu devastata e saccheggiata dai Turchi, e questo comportò la fortificazione delle mura e la costruzione delle torri costiere. In questo periodo si ebbe un forte ristagno economico, dovuto all’impoverimento delle risorse ed alla pressione fiscale spagnola, aspetto che generò la ribellione delle popolazioni contadine dei Casali, che da tempo volevano rendersi autonomi dai patrizi cittadini. In questo contesto si colloca la rivolta del genovese Giovanni Grillo (1648), che sfruttando i contrasti che da anni si avevano con la nobiltà locale, riuscì ad unire popolari e contadini provocando un lungo stato d’assedio. Nell’età della Controriforma l’aspetto artistico e sociale della città “patrizia” decadde, e, con la costruzione di varie accademie e monasteri, la città assunse un aspetto conventuale. Nel 1799 la città aderì alla Repubblica Giacobina, ma i Sorrentini, fedeli ai Borboni, ne favorirono il ritorno ostacolando alcune idee rivoluzionarie di libertà. Nel primo periodo borbonico si sviluppò l’attività marittima e la pesca del tonno, fiorente fino agli inizi del secolo XX. Nel 1805, quando venne cacciato Ferdinando IV di Borbone dai francesi, Sorrento fu governata prima da Giuseppe Bonaparte e in seguito da Gioacchino Murat: fu allora che i Sedili nobiliari vennero aboliti.

Con la sconfitta di Waterloo (1815) a Sorrento ritornarono i Borboni, con Ferdinando I, e la città ritrovò equilibrio con la ripresa delle attività commerciali e lo sviluppo di agricoltura, cantieristica, artigianato e turismo. Dopo l’Unità d’Italia, S.Agnello si rese autonoma, e cominciò per Sorrento un “risanamento edilizio” che ne stravolse l’antico aspetto romano, fatto di cardi e decumani, con la costruzione di una nuova strada, l’attuale Corso Italia (1866). Alla fine dell’800 fu costruita la rete elettrica e si inaugurò la nuova rete tranviaria elettrica che iniziava da Castellammare e finiva a Sorrento in Piazza Mercato, che sarebbe stata abolita nel 1948 dopo la costruzione della rete ferroviaria. Attraverso gli anni Sorrento divenne meta privilegiata di illustri personaggi della cultura europea come Lord Byron, Keats, Goethe, Dickens, Wagner, Ibsen e Nietzsche. L’agricoltura visse ai primi del ‘900 una seconda giovinezza grazie alla coltivazione intensiva degli agrumi che venivano esportati in tutta la Penisola e all’estero. I periodi più recenti, in particolare dagli anni ’60, hanno visto il progressivo sviluppo dell’attività turistica che, in breve, è diventato il settore di punta dell’economia sorrentina.

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Sorrento da visitare

autore: admin | data: 20 dicembre 2011 | Tag:

Sorrento offre ai visitatori una gran varietà di bellezze da ammirare, luoghi naturali ove contemplare una molteplicità di paesaggi suggestivi, come tutta la Penisola Sorrentina. Oltre alle ricchezze naturalistiche, però, la città si avvale di un grande patrimonio di monumenti, chiese, musei e piazze di gran valore storico-culturale, che soddisfano la sete di cultura di turisti e visitatori contribuendo, assieme agli altri aspetti, a rendere indimenticabile un soggiorno a Sorrento.
Piazza Tasso: Sorge nel corso del XIX secolo in seguito ad alcune modificazioni urbanistiche che si ebbero a Sorrento. Anticamente era chiamata Largo del Castello perché, dove oggi vi è la statua di Sant’Antonino, vi era un castello dell’epoca aragonese. Nel 1844 furono abbattute le mura cinquecentesche, costruite attorno ai valloni come difesa dalle incursioni, mentre più tardi fu abbattuta la porta che dava accesso alla città dal lato orientale, detta Porta del Piano, alla cui sommità si trovava la statua in tufo di Sant’Antonino, statua che, rimossa dal suo artefice A.Torrese, fu collocata su un pilastro presso l’albergo Rispoli. Nel 1870 fu inaugurato il monumento dedicato a Torquato Tasso. Fu in quel periodo, grazie all’apertura di una nuova strada, che sorsero la serie di edifici ottocenteschi che delimitano l’attuale Corso Italia.
Antiche Mura: Sorgono presso la Porta di Parsano Nuova, aperta nel 1745, in quella zona, in cui, già doveva esistere un accesso alla città risalente al XVI secolo, e testimoniato dalla presenza dei due bastioni e delle cannoniere poste ai loro fianchi. Sotto il piano stradale della Porta vi è la cinta delle mura difensive che, come testimoniano i blocchi di pietra dell’arco, sistemati di lungo e di testa, risalirebbero all’epoca greca. Nel corso degli scavi del 1921 si scoprirono le vestigia che si pensava risalissero all’epoca di Augusto. Queste mura servirono nell’epoca medievale come difesa della città dagli attacchi esterni. Il rifacimento, iniziato nella pria metà del Cinquecento, terminò nel 1558, dopo l’attacco dei turchi.
Sedile Dominova: Il nome del Sedile deriva dall’espressione “domus nova” e fu fatto edificare dai nobili che nel XIV secolo si erano affrancati dal gruppo del Sedile di Porta. Sui piccoli pilastri presenti lungo la balaustra vi è lo stemma che rappresenta una lupa passante. La linea architettonica è di origine rinascimentale: le due facciate sono in piperno con due arcate. Molto interessanti sono gli affreschi come quello dello stemma di Sorrento retto da un gruppo di angeli. Nella cupola, realizzata con le “riggiole” maiolicate a squame di pesce gialle e verdi, vi sono le insegne araldiche delle famiglie nobiliari che facevano parte del Sedile.
Sedile di Porta: Oggi sede del Circolo Sorrentino, il Sedile di Porta è ubicato all’angolo che via Tasso forma con via Cesareo, e deve il suo nome al fatto che fu costruito presso la porta maggiore di Sorrento, nei pressi del Largo Castello. Con l’abolizione dei Sedili la struttura fu trasformata in carcere e successivamente in corpo di guardia per la milizia urbana. L’orologio che si vede dalla facciata principale risale al 1882 e fu costruito dopo circa quarant’anni dal primo che si trovava sotto la torre campanaria del Castello, là dove ore si trova Piazza Tasso. Gli orologi erano molto utili per la popolazione perché segnavano la sveglia, le ore per gli incontri, per gli affari e per le partenze verso altre città di mare, per cui l’amministrazione doveva sempre garantirne il funzionamento.
Vallone dei Mulini: Tra i cinque valloni che caratterizzano la Penisola Sorrentina, e che nell’antichità servivano per dividere un paese dall’altro, l’unico meglio conservato, e sfuggito alle modifiche apportate nelle varie epoche, è il Vallone dei Mulini che trae il nome dalla presenza di un mulino utilizzato fino agli inizi del ‘900 per macinare il grano. Le acque che scendevano dalle colline e quelle sorgive alimentavano una segheria annessa al mulino, utile per la lavorazione di vari tipi di legno, utilizzati per l’arte dell’intarsio. Altra caratteristica del Vallone era la presenza di un lavatoio pubblico dove le donne andavano a lavare i panni. Dopo il 1866 il Vallone fu abbandonato e le uniche testimonianze della sua attività sono le stampe e le immagini lasciateci da artisti e visitatori di quei tempi.
Via delle Grazie: Al civico 16 di questa strada vi è un palazzo durazzesco della prima metà del ‘400, il Palazzo Ferola. Il portale si presenta adornato di un decoro a rilievo lungo la ghiera e di uno stemma sulla sommità. Nella stessa strada anche una bifora medievale che presenta un motivo decorato a doppia fila di dentelli nell’arcata interna.
Via Pietà: Corrisponde al decumano superiore dell’antica pianta urbana che adottava lo schema degli antichi accampamenti militari. La strada, che congiunge Piazza Tasso sino all’ingresso principale della Cattedrale, e si interrompe presso il campanile di quest’ultima, conserva pregevoli esempi dell’architettura medievale. Tra questi: Palazzo Veniero, Palazzo Correale e la Loggia di Vico Galantario.
Via San Cesareo: La strada, con caratteristica forma ippodomea, è raggiungibile da diversi punti della città, ed in passato era utilizzata per difendersi dalle incursioni dei nemici. É possibile compiervi una piacevole passeggiata, per l’acquisto di souvenirs, con ampia scelta tra pastori dipinti a mano, carillon dell’intarsio sorrentino, abitini ricamati a mano etc. Lungo gli assi si trovano diversi edifici sei-settecenteschi che hanno subito l’influsso del barocco napoletano. Vi si scorgono antichi portali, caratterizzati da disegni semplici con archi a tutto sesto e grosse bugne.
Porta di Marina Grande: All’estremità di una stradina pendente che in passato era aperta ai piedi di una torre, è la più antica porta conservata dopo le demolizioni del 1800. Della torre oggi è visibile la porta e qualche brandello del cordone. Nel XV secolo era l’unico accesso alla città dalla zona costiera e, sebbene abbia subito varie modificazioni, rimane la più antica come si può constatare dal perfetto apparato isodomico e dalla compattezza dei due blocchi, i due muri che fiancheggiavano la via e che dall’esterno portavano alla porta.
Porta di Parsano Nuova: É stata eretta nel 1745, anche se i due bastioni accanto alla porta e le cannoniere dimostrano che nel XVI secolo era possibile accedere alla città grazie alla porta di via Sersale. Con gli scavi del 1900 è venuto alla luce che sotto l’attuale porta settecentesca vi erano dei ruderi di una porta risalente all’epoca dei Greci. Nel 1925 sono stati costruiti dei parapetti e delle mura per salvaguardare quei ruderi.
Porta di Marina Piccola: La strada della spiaggia, approdo e cantiere della città, era sbarrata da una porta che costituiva l’unico approdo ad essa. Si trovava accanto alla chiesa di Sant’Antonino, ed era sormontata da un torrione. A destra vi era un giardino dei padri Teatini mente sul lato nord vi era uno spiazzo dal quale ammirare la Marina Piccola. Spiazzo acquistato dal comune nel 1835 per dare la possibilità ai visitatori di ammirare la marina.

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