Shopping a Sorrento

shopping a sortrento

Una passeggiata sorrentina tra vetrine e palazzi storici, magari gustando anche un buon gelato artigianale.

Una delle attività più divertenti da fare in vacanza è sicuramente lo shopping, in particolare la ricerca del souvenir più originale e significativo da portare con sé tornando a casa. Sorrento è la località ideale per questa attività, perchè è ricca di prodotti tipici, sia per quanto riguarda l’enogastronomia, sia per l’artigianato locale, ed ha strade e itinerari interamente destinati al passeggio e allo shopping. Nel cuore del centro storico sorrentino via San Cesareo, coi suoi bei palazzi sei-settecenteschi, è il vero centro dello shopping cittadino, un esplosione di voci e colori, di banchi e prodotti in bella mostra che espongono quanto di più bello e buono possa offrire Sorrento ai suoi ospiti. Limoni, arance, peperoncini, liquori tipici, come il Limoncello e il Nocino, sandali gioiello, borse, foulard, vivaci ceramiche e preziosi scrigni intarsiati, bar, ristorantini, gelaterie. E mentre si percorre questo itinerario variopinto e festoso, ci si imbatte in un vero e proprio gioiello di architettura trecentesca, il Sedil Dominova, un’elegante loggia sede medievale delle riunioni dei nobili della città. Parallela a  via San Cesareo corre la via più elegante della cittadina, Corso Italia, coi negozi dedicati principalmente alla moda: abbigliamento, accessori, calzature, pelletteria e cosmetici per ogni esigenza e per ogni tasca, dalle grandi firme al low cost. Anche qui, tra una vetrina e l’altra, è possibile, alzando lo sguardo, rimanere affascinati dalle pregevoli facciate dei palazzi storici e nobiliari della città.

Il Gozzo sorrentino

La conoscenza di un luogo passa anche per la scoperta della sua cultura, delle sue tradizioni. La costruzione delle barche in legno, in particolare di quelle imbarcazioni note in tutto il mondo col nome di gozzo sorrentino, è una delle più antiche consuetudini dell’artigianato sorrentino.

Sorrento ha una tradizione cantieristica e nautica che risale al X secolo. La realizzazione dei gozzi nell’ antico cantiere della Marina Grande di Sorrento risale, secondo le fonti storiche, al XVII secolo. Il nome dei cantieri Aprea mare, il loro noto gozzo Aprea, a vela o cabinato, in legno o in vetroresina, è uno dei nomi più importanti nel panorama dell’ artigianato nautico. Gli abili maestri d’ascia mantengono, ancor oggi, fiorente la tradizione del gozzo sorrentino, costruito secondo antiche tecniche artigianali. L’appellativo di “Gozzo” deriva dalla conformazione gonfia e arrotondata della sezione maestra delle imbarcazioni. Secondo l’immaginario collettivo la nascita del gozzo sorrentino deriva dal riadattamento di una barca saracena abbandonata.

Il gozzo sorrentino ha una gestazione di circa cinquanta anni prima di essere costruito. I legni scelti per la fabbricazione, di olmo, quercia o pino marittimo, provengono da alberi a fusto grande con una vita non inferiore ai cinquanta anni. Barche di legno, dal grande fascino estetico, oggi riproposte anche in vetroresina, la cui costruzione è affidata a regole e dettami tramandati oralmente di generazione in generazione. Imbarcazioni misurate in palmi napoletani (un palmo misura 26,4 cm) e realizzate dalle abili mani deglia artigiani sorrentini che non hanno bisogno di un canonico progetto, bensì di garbi e sagome.

Questa piccola imbarcazione a remi e a vela latina, con poppa e prua di forma aguzza, è tipica di tutti i paesi del Mediterraneo ed è destinata alla pesca.Una tipologia di barca da lavoro dotata di una grazia che l’ha resa famosa in tutto il mondo. Legato alla tradzione religiosa, il gozzo di norma ospita a prua un crocifisso e una immagine del santo di cui porta il nome. I gozzi sorrentini sono dedicati al patrono della città, Sant’Antonino, protettore di marinai e agricoltori. La struttura del gozzo sorrentino rimane pressochè invariata fino agli anni trenta del ventesimo secolo quando vengono montati i primi motori. La propulsione a motore segna la fortunata sorte del gozzo come imparcazione diportistica prescelta dagli amanti del mare.

Due sono i gozzi tipici della penisola sorrentina, ancor’oggi presenti nelle acque del Golfo di Napoli, la “varchetta” e il gozzo a “menaide“, caratterizzati da uno scafo con prua e poppa a punta. Le due tipologie di barche differiscono tra loro per lunghezza, funzione d’uso e conformazione estetica. Il gozzo a menaide, lungo 27, 30 e 32 palmi, solitamente impiegato per la pesca del pesce azzurro, prende il suo nome proprio da un tipo di reti adoperate per la pesca.

La varchetta, lunga circa 14 palmi e più larga del gozzo a menaide, veniva utilizzata per la pesca di polipi, calamari e seppie lungo le scogliere.

Retaggio culturale di un luogo che dal mare ha tratto risorse e ricchezza, il gozzo sorrentino è ormai caratteristica iconografica di Sorrento, incantevole e magnetica attrattiva del Golfo di Napoli.

La Tarantella Sorrentina

La Tarantella è una danza che per molti deriva dalle celebrazioni in onore del dio Dioniso, per altri deriva dal Tarantismo, danza di “possessione” per autoindurre stati di trance. In Spagna la Tarantella, una sorta di ibrido tra fandango e follia, veniva accompagnata dalla vihuela, antico strumento a pizzico risalente al Rinascimento.
Le danze suddette sono danze di apotropaiche di cui ci si avvaleva per allontanare influenze negative: a caratterizzarle la ripetizione ossessiva e quasi ipnotica di movimenti e motivi musicali per creare una sorta di alleanza con lo spirito possessore permettendo così l’eliminazione dei sintomi della “malattia”.
A seconda del luogo geografico la tarantella ha assunto forme locali per cui oltre ad una danza comune per tutti ritroviamo diverse versioni sviluppatesi in dati contesti.
Tra le tarantelle più famose vi sono quella campana e quella pugliese; di particolare rilevanza artistica è la “Tarantella Sorrentina“, nota in ambito internazionale per le musiche, i costumi e l’armonicità della danza. A distinguerla dalle altre tarantelle un tempo di gavotta, mentre nelle altre si trova in genere un passo di polka, che spezza il ritmo rapido e “ossessivo” dell’intero spettacolo. Altro carattere distintivo della tarantella sorrentina è che si tratta principalmente di una danza d’amore che immerge gli spettatori in una atmosfera magica e idilliaca. A dare questa connotazione “dolce” alla danza sorrentina è il fatto che lo spettacolo fosse stato adattato nel tempo ad un pubblico fatto prevalentemente di famiglie nobili: il tradizionale ballo popolare venne quindi corretto con l’eliminazione di ogni riferimento violento e/o sessuale acquistando nel tempo una specifica differenziazione in termini di eleganza, grazia e semplicità.
Nell’esecuzione della Tarantella Sorrentina sono previsti momenti dedicati alla riproposizione musicale delle più belle melodie sorrentine e napoletane. I canti sono accompagnati da cori formati dagli stessi ballerini che, in molti casi, si adoperano anche nel suonare i tipici strumenti del folklore napoletano come nacchere, tamburelli, etc.
Degni di nota anche i costumi adoperati nella Tarantella Sorrentina che, pur modificati nell’aggiunta e/o sostiruzione di alcuni particolari, si mantengono fedeli agli originali risalenti al XVIII secolo.