Il Mito delle Sirene

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Il coraggio, il pericolo, l’astuzia, il desiderio, la cultura di un popolo, lo spirito di una terra. La Terra delle Sirene.

Quando Ulisse insieme ai suoi compagni lascia la maga Circe, questa lo avverte di stare ben attento al canto melodioso e seducente delle Sirene, che era già costato la vita a tanti naviganti, annegati o inabissatisi con le navi infrante sugli scogli. Ma conoscendo la fame di conoscenza dell’eroe, la maga sa che il greco non potrà resistere alla curiosità e al desiderio di ascoltare questa musica tanto affascinante quanto mortale. Così gli consiglia di cospargere di cera le orecchie dei marinai e di farsi legare con lacci ben stretti all’albero della nave, in modo da impedirgli di tuffarsi in mare per raggiungere la fonte di quel canto. Arrivato alle bocche di Capri, Ulisse segue puntualmente le indicazioni di Circe, e può così resistere alla bellezza straziante della voce delle mostruose creature metà donne e metà uccelli. Per ringraziare gli dei dello scampato pericolo, Ulisse fonda il tempio dedicato ad Atena sul promontorio di fronte all’isola di Capri, quello che oggi conosciamo col nome di Punta Campanella, in cui sono ancora visibili i resti dell’Athenaion e che ospita un’area marina protetta di grande bellezza e di enorme valore naturalistico. Ma la storia delle Sirene non si conclude così, ed esistono svariate versioni che raccontano l’epilogo del mito. Tra queste, spicca la vicenda della Sirena Partenope, che con le sue sorelle si precipita in mare non potendo sopportatre la sconfitta inflitta loro da Ulisse. Il suo corpo approderà sulle sponde della città che da allora prendere il suo nome, Partenope, Napoli.
Le Sirene abitano da secoli l’immaginario degli uomini ad ogni latitudine, e nei secoli hanno cambiato forma, trasformandosi da donne uccello a fanciulle dalla coda di pesce. Il loro fascino però è rimasto intatto, imprigionato nelle acque del mare tra le due coste che si fronteggiano, quella sorrentina e quella vesuviana.

Quando il cibo diventa food experience

chef_2Tra comfort food e fine dining, un’esperienza di gusto e buon gusto al Bellevue Syrene.

Lo stile del Bellevue Syrene si compone di due tendenze solo apparentemente contrapposte, e che anzi, concorrono insieme a creare quello spirito originale che fa dell’Hotel un unicum del panorama alberghiero nazionale e internazionale: da un lato un forte legame con la storia antichissima da cui nasce la vita stessa della dimora, già residenza imperiale romana e poi ancora casa di vacanza dell’élite europea del pensiero e delle arti. Dall’altro, luogo di sperimentazione e di ricerca, dove mettere in campo tutte le declinazioni dell’accoglienza e dell’ospitalità.
Il dining esprime perfettamente la filosofia del Bellevue, attraverso il lavoro del giovane e talentuoso chef Ivan Ruocco. Chi è alla ricerca di sapori classici e familiari non resterà deluso dalla sua interpretazione dello spaghetto con vongole e pomodorini secchi, un classico della cultura gastronomica partenopea, profondamente radicato nello spirito del territorio sorrentino. Chi desidera esperienze di gusti inediti dovrà provare il sorprendente raviolo di banana ripieno di astice, invenzione ed espressione della personalità dello chef che ha intrapreso un brillante percorso professionale. A condire il tutto, lo scenario incantevole che si ammira dalla terrazza panoramica e dalle grandi vetrate della sala Mimmo Jodice, o il fascino archeologico delle sale della Villa Pompeiana, ricostruzione fedele di inizio ‘900 della Casa dei Vetti di Pompei.

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I Vini Campani tra passato presente e futuro

VinoLa vendemmia 2015 promette un’annata particolarmente ricca, e rappresenta l’occasione per riscoprire i vini nazionali e regionali.
 
Il mese di Settembre porta con sé l’immagine dell’Estate che lascia il posto all’Autunno e ai nuovi profumi che caratterizzano la stagione, primo fra tutti quello dell’uva matura. Questo è il momento in cui si tirano le somme della stagione da parte dei produttori, e quest’anno le previsioni sembrano particolarmente felici per tutte le regioni italiane, in particolare per la Campania.
Nel voler celebrare la tradizione dei grandi vini campani, è d’obbligo ricordare che in questa regione la cultura enologica ha radici antichissime, che risalgono alla colonizzazione greca (non a caso uno dei più famosi vini campani, l’Aglianico, sembrerebbe derivare il suo nome dalla parola Ellenico). L’epoca romana ha poi segnato il momento di massimo splendore per l’arte della viticoltura regionale, con vini conosciuti e apprezzati in tutto l’Impero, primo fra tutti il celeberrimo Falerno.
Nel corso dei secoli la storia dell’enologia campana, pur tra alti e bassi, ha continuato a produrre vini come il Fiano, l’Asprinio, il Greco, la Lagrima, la Falanghina, il Taurasi.
Ciò che caratterizza la produzione vinicola della Campania, particolarmente ricca di zone DOC e DOCG, è l’utilizzo quasi esclusivo di uve autoctone, che conferiscono ai calici della regione una forte personalità. La provincia di Avellino, l’Irpinia, regala alcuni tra i vini più noti, l’Aglianico e il Taurasi, il Greco di Tufo e il Fiano di Avellino, mentre la zona Vesuviana regala il rinomato Lacryma Christi. Anche le isole e la provincia di Caserta hanno una produzione assolutamente originale e apprezzabile.
La cantina del Bellevue Syrene, ricca di etichette nazionali ed estere, ama valorizzare il vino campano in tutte le sue espressioni, che diventano racconto di un territorio tanto generoso quanto variegato, nella sua storia, nelle sue tradizioni, nei suoi colori e nei suoi sapori.
Sorrento ospita dal 2 al 4 Ottobre un evento molto atteso e giunto ormai alla XXXVI edizione, la Sagra dell’Uva nel borgo di Priora, appuntamento con l’enogastronomia sorrentina e occasione per riscoprire le tecniche e gli strumenti tradizionali della vendemmia in Penisola.
 
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