Classic Sorrento

La vera storia di “Torna a Surriento” : canzone d’amore…per la propria terra.
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La canzone classica napoletana esprime lo spirito di un tempo mitico, quello che ha dato vita alla leggenda di Napoli, raccontandone il modo di amare, di divertirsi, di lavorare, di viaggiare. Quadri vivissimi di attimi di vita vera, in cui ancora oggi si coglie una scintilla di quel modo di essere brioso, malizioso e sagace che caratterizza da sempre un intero popolo, un viaggio alla scoperta dell’animo partenopeo più autentico e vitale, fatto di sole, cielo, passione, musica.
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Una delle canzoni più famose e amate del vasto repertorio di musica napoletana è sicuramente “Torna a Surriento” .
E’ universalmente considerata una bellissima canzone d’amore, che prega la persona amata di non lasciare la città del cuore, la città del mare, del profumo degli agrumi, la terra delle Sirene ammaliatrici e seducenti. Perché la lontananza è un tormento insopportabile.
Eppure la canzone, opera dei due fratelli Giambattista ed Ernesto De Curtis, non è dedicata ad una donna!
La genesi del testo, realizzato in pochissime ore, è una captatio benevolentiae, una richiesta di appoggio e protezione all’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Zanardelli in visita a Sorrento nel settembre del 1902. Risultato dell’operazione, La città ottiene il tanto agognato Ufficio Postale.
Senza nulla togliere all’alone romantico della canzone, sarà divertente ora riascoltare “Torna a Surriento” con un punto di vista alternativo!

Maestri in mostra a Sorrento

IMG_20161203_175224 (1)Torna il consueto appuntamento invernale con i Maestri dell’arte presepiale, nell’esposizione di Villa Fiorentino giunta ormai alla VII edizione. Fino all’8 gennaio 2016.
 
Una vera e propria forma d’arte, quella dei maestri presepisti, che realizzano spettacolari scenografie e personaggi dalla plasticità e dall’espressività straordinarie. Se la meraviglia del presepe, secondo la tradizione classica del Settecento, stupisce da sempre gli spettatori, è pur vero che i più appassionati del genere cercano nelle scene gli elementi significativi e irrinunciabili che rendono il presepe napoletano una grande rappresentazione, più profana che religiosa, della vita, della società, dei gusti e delle mode della capitale del sud nel suo periodo di maggiore sviluppo.
Così la Sacra Famiglia è posta davanti alle rovine di un tempio pagano, simbolo di una passione archeologica che arriva ai massimi livelli dopo le scoperte di Pompei ed Ercolano. Il gusto per la moda orientale è rappresentato dai Magi col loro corteo di musici, con le ricche fogge degli abiti e gli strumenti musicali così perfettamente rappresentati.
E poi le arti e i mestieri, la vita di tutti i giorni del popolo, diviso tra lavoro e osteria, che non disdegna di bere e divertirsi, ignaro del grande prodigio che sta per realizzarsi.
Solo la purezza e l’ingenuità di un giovane pastorello possono accogliere nel cuore con semplicità la verità del mistero che si compie: è questo il ruolo di uno dei personaggi più celebri del presepe, Benino, che sulla via della grotta dorme e sogna di Gesù Bambino.

Egitto Pompei

egitto-pompei-1Una mostra-evento che spiega le connessioni, le influenze, le contaminazioni che sin dall’antichità hanno legato le due grandi civiltà del Mediterraneo.
 
Da Torino a Pompei a Napoli, una mostra divisa in tre sedi indaga il rapporto tra arte faraonica e arte greco-romana,mettendo in evidenza la ricorrenza di motivi iconografici legati alla religione egizia riconoscibili in affreschi, vasellame, sculture provenienti in particolare dall’area vesuviana. Dagli Aegyptiaca, gli amuleti molto diffusi in Campania già a partire dall’VIII secolo a.C., quando Pompei non era ancora una città, al culto di Iside e alla moda egizia diffusasi dopo le conquiste di Alessandro Magno e poi di Roma, presente negli arredi e nei motivi decorativi delle case più importanti, manufatti, culti e rituali per secoli hanno viaggiato attraverso il mare ad unire due sponde del Mediterraneo.
Particolarmente suggestivo l’allestimento all’interno della Palestra Grande di Pompei con i monoliti di granito con testa di leone della dea Sekhmet e la statua seduta del faraone Tutmosi III, appartenenti alla collezione permanente del Museo Egizio torinese, accompagnati da una interessante video installazione, un tavolo narrativo per immagini sincronizzate, dal titolo Iside a Pompei, racconti della sabbia.
All’interno degli scavi un percorso egizio parte dal tempio di Iside e tocca le varie domus che riportano elementi decorativi egittizzanti.
La conclusione del progetto sarà celebrata con la riapertura, l’8 Ottobre, della Collezione Egizia del Museo Archeologico di Napoli, con la riesposizione delle oltre 1200 opere che rendono quella napoletana una delle collezioni egizie più importanti d’Italia.
 
Scavi di Pompei
aperto tutti i giorni
dal 20 aprile al 31 ottobre dalle 9.00 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18.00)
1-2 novembre dalle 8.30 alle 17.00 (ultimo ingresso alle 15.30)
biglietti: 13 euro, ridotto 7,50
 
Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Egitto Napoli. Culti orientali in Campania dal 28 giugno
Egitto Napoli Collezione Egizia dal 8 ottobre
aperto tutti i giorni, dalle 9.00 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 19.00)
chiusura settimanale: martedì / chiuso il 1o maggio
biglietti: intero 13 euro, ridotto 9 euro