Il Mito delle Sirene

partenope
Il coraggio, il pericolo, l’astuzia, il desiderio, la cultura di un popolo, lo spirito di una terra. La Terra delle Sirene.

Quando Ulisse insieme ai suoi compagni lascia la maga Circe, questa lo avverte di stare ben attento al canto melodioso e seducente delle Sirene, che era già costato la vita a tanti naviganti, annegati o inabissatisi con le navi infrante sugli scogli. Ma conoscendo la fame di conoscenza dell’eroe, la maga sa che il greco non potrà resistere alla curiosità e al desiderio di ascoltare questa musica tanto affascinante quanto mortale. Così gli consiglia di cospargere di cera le orecchie dei marinai e di farsi legare con lacci ben stretti all’albero della nave, in modo da impedirgli di tuffarsi in mare per raggiungere la fonte di quel canto. Arrivato alle bocche di Capri, Ulisse segue puntualmente le indicazioni di Circe, e può così resistere alla bellezza straziante della voce delle mostruose creature metà donne e metà uccelli. Per ringraziare gli dei dello scampato pericolo, Ulisse fonda il tempio dedicato ad Atena sul promontorio di fronte all’isola di Capri, quello che oggi conosciamo col nome di Punta Campanella, in cui sono ancora visibili i resti dell’Athenaion e che ospita un’area marina protetta di grande bellezza e di enorme valore naturalistico. Ma la storia delle Sirene non si conclude così, ed esistono svariate versioni che raccontano l’epilogo del mito. Tra queste, spicca la vicenda della Sirena Partenope, che con le sue sorelle si precipita in mare non potendo sopportatre la sconfitta inflitta loro da Ulisse. Il suo corpo approderà sulle sponde della città che da allora prendere il suo nome, Partenope, Napoli.
Le Sirene abitano da secoli l’immaginario degli uomini ad ogni latitudine, e nei secoli hanno cambiato forma, trasformandosi da donne uccello a fanciulle dalla coda di pesce. Il loro fascino però è rimasto intatto, imprigionato nelle acque del mare tra le due coste che si fronteggiano, quella sorrentina e quella vesuviana.