Bagni della Regina Giovanna

bagni-regina-giovanna (1)Per gli amanti del trekking archeologico-naturalistico e per chi sente il fascino profondo del paesaggio incontaminato, un luogo magico che ha fatto perdere la testa perfino ad una regina.
 
Un itinerario adatto a tutti, un percorso agevole che regala, in cambio di una breve camminata, un’esperienza emozionante in uno degli scorci più attraenti della Penisola sorrentina.
la leggenda narra che una sensuale Giovanna d’Angiò, Regina di Napoli, amasse fare il bagno in questa piccola laguna accompagnata dai suoi amanti. Anche se storicamente improbabile, l’idea è tanto suggestiva da colpire profondamente la fantasia del popolo che ha legato per sempre questa baia al nome della Regina Giovanna.
Dal Capo di Sorrento, attraverso una passeggiata di una decina di minuti, si giunge su una scogliera calcarea e allo sguardo si spalanca un panorama mozzafiato che abbraccia il Golfo di Napoli, Ischia e Procida. Una scalinata conduce poi alla piccola laguna, uno specchio d’acqua bassa collegato al mare da un arco naturale. La natura selvaggia della macchia mediterranea, con le rocce spruzzate dal giallo delle ginestre, acquista il sapore eterno della storia con i ruderi della villa romana di Pollio Felice adagiati sulla scogliera. I resti raccontano della grande attrattiva che la costiera aveva sull’aristocrazia romana che qui amava edificare delle lussuose ville d’ozio che avevano la doppia funzione di residenze estive e aziende agricole. Il vino di Sorrento era infatti rinomato già nell’antichità.

Le Zeppole

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Regine della tavola natalizia in costiera, sono i dolci fritti tipici del periodo delle feste, che rievocano la dolcezza e la bontà di mamme e nonne, e ci riportano alla mente la gioia e l’allegria di noi stessi bambini.

Ogni regione italiana ha la sua pasticceria natalizia, ed anzi la distinzione potrebbe spingersi oltre il livello regionale a caratterizzare la singola provincia o la città, perché in questo periodo dell’anno ognuno sente più profondamente l’appartenenza alle proprie radici. Comuni a tutto il Sud Italia, gli struffoli, le friabili palline fritte ricoperte di miele e confettini, sono un must nelle vetrine di tutti i bar e le pasticcerie, nella sontuosa versione a cupola formato famiglia in un grande piatto da portata, o nell’irresistibile monoporzione da mangiare anche per strada.
Alla tradizione partenopea appartengono i Mustacciuoli, dolci di forma romboidale ricoperti di glassa al cioccolato, i Susammielli, dalla caratteristica forma ad esse, impastati col miele, e i Roccocò, durissime ciambelle al profumo di agrumi.
Tipici dolci delle feste immancabili sulle tavole della Penisola Sorrentina sono le Zeppole, ciambelline fritte con un sentore di anice, condite col miele e decorate con diavulilli e scorzette d’arancia.
S tratta di un dolce “povero”, che ha come ingredienti base acqua e farina. Per chi volesse cimentarsi, la preparazione non è difficile, anche se, si sa, l’esperienza fa la differenza. Si utilizzano in pari quantità acqua e farina, niente zucchero, perché le zeppole verranno condite col miele, e un pizzichino di sale. Si porta ad ebollizione l’acqua col sale e si versa pian piano la farina mescolando fino a che l’impasto non si staccherà dalla pentola. Poi, su un piano leggermente unto, si lavora la pasta e si formano i salsicciotti da chiudere a forma di ciambella. A questo punto non resta che friggerli. Per il condimento, si scalda il miele con un po’ di anice e le scorzette d’arancia e si versa il tutto sulle zeppole disposte sul piatto da portata. In ultimo, una cascata di confettini colorati, i diavulilli, che rendono il tutto irresistibilmente appetitoso!

Il Mito delle Sirene

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Il coraggio, il pericolo, l’astuzia, il desiderio, la cultura di un popolo, lo spirito di una terra. La Terra delle Sirene.

Quando Ulisse insieme ai suoi compagni lascia la maga Circe, questa lo avverte di stare ben attento al canto melodioso e seducente delle Sirene, che era già costato la vita a tanti naviganti, annegati o inabissatisi con le navi infrante sugli scogli. Ma conoscendo la fame di conoscenza dell’eroe, la maga sa che il greco non potrà resistere alla curiosità e al desiderio di ascoltare questa musica tanto affascinante quanto mortale. Così gli consiglia di cospargere di cera le orecchie dei marinai e di farsi legare con lacci ben stretti all’albero della nave, in modo da impedirgli di tuffarsi in mare per raggiungere la fonte di quel canto. Arrivato alle bocche di Capri, Ulisse segue puntualmente le indicazioni di Circe, e può così resistere alla bellezza straziante della voce delle mostruose creature metà donne e metà uccelli. Per ringraziare gli dei dello scampato pericolo, Ulisse fonda il tempio dedicato ad Atena sul promontorio di fronte all’isola di Capri, quello che oggi conosciamo col nome di Punta Campanella, in cui sono ancora visibili i resti dell’Athenaion e che ospita un’area marina protetta di grande bellezza e di enorme valore naturalistico. Ma la storia delle Sirene non si conclude così, ed esistono svariate versioni che raccontano l’epilogo del mito. Tra queste, spicca la vicenda della Sirena Partenope, che con le sue sorelle si precipita in mare non potendo sopportatre la sconfitta inflitta loro da Ulisse. Il suo corpo approderà sulle sponde della città che da allora prendere il suo nome, Partenope, Napoli.
Le Sirene abitano da secoli l’immaginario degli uomini ad ogni latitudine, e nei secoli hanno cambiato forma, trasformandosi da donne uccello a fanciulle dalla coda di pesce. Il loro fascino però è rimasto intatto, imprigionato nelle acque del mare tra le due coste che si fronteggiano, quella sorrentina e quella vesuviana.