Arancia di Sorrento

La Penisola Sorrentina, e Sorrento in particolare, è nota per la produzione di agrumi IGP. La coltura dell’arancio e del limone hanno tradizioni antiche e rappresentano da secoli una delle principali risorse economiche del territorio. I rinomati agrumi della Penisola sorrentina infatti vengono esportati nei principali mercati italiani ed europei.
L’arancia sorrentina, proprio come il più famoso limone, viene coltivata secondo la tradizione: per riparare le piante dal vento e dal freddo vengono costruite impalcature di legno, solitamente di castagno, alte anche 7 metri e coperte da pergolati di paglia.
La crescita dei frutti sotto i pergolati conferisce una peculiarità unica al prodotto che, proprio per la particolare maturazione, può essere venduto in tempi diversi e più ampi rispetto alle altre produzioni di agrumi italiane.
La produzione della Penisola Sorrentina vede due principali ecotipi di alberi: il Biondo Sorrentino e il Biondo Equense.
Entrambe le tipologie di piante hanno uno sviluppo vigoroso e raggiungono anche i 7 metri di altezza, i frutti che esse producono invece hanno un intenso colore giallo-arancio con una buccia di medio spessore. Le arance di Sorrento presentano numerosi spicchi ma ricchi di semi che regalano una generosa quantità di succo dal sapore zuccherino.
La raccolta delle arance sorrentine si colloca nell’ampio periodo che va da Maggio ad Agosto.
Proprio come per i limoni, anche le arance sono la base per un ottimo liquore noto anch’esso come prodotto tipico locale.

Le Palme di confetti

Tra gli appuntamenti più sentiti dalla popolazione sorrentina, la Settimana Santa a Sorrento e in Penisola è ricca di antichi riti e di millenarie usanze che ancor’oggi vengono riproste e valorizzate.

La Domenica delle Palme a Sorrento, oltre ai tradizionali ramoscelli d’ulivo, è consuetudine far benedire anche caratteristiche palme, realizzate a mano con confetti colorati, legate ad una suggestiva leggenda. Si narra infatti che durante un attacco alla costa sorrentina da parte dei saraceni, gli abitanti di Sorrento di rifugiarono presso la Cattedrale.

A lungo pregarono affinchè la città venisse salvata dall’attacco dei pirati e così avvenne: le navi naufragarono e i pirati perirono nelle acque in prossimità di Sorrento. Unica superstite fu una giovane schiava che raggiunse Sorrento a nuoto e, giunta anche’essa in Cattedrale, fu accolta e accudita. La giovane per ringraziare donò al popolo sorrentino l’unica cosa di cui era in possesso: dei confetti colorati. Secondo il mito questo avvenne durante la Domenica delle Palme e da allora, ogni anno a Sorrento, si realizzano palme di variopinti confetti da far benidere assieme all’ulivo.

La realizzazione delle Palme di confetti è divenuta nei secoli una vera e propria arte tipica della Penisola Sorrentina. La lavorazione artigianale è meticolosa e prevede la realizzazione di Fiori i cui petali variopinti sono costituiti con i confetti che vengono infilati in bastoncini di metallo ricoperti di carta velina e abbellitti con pizzi e passameneria d’ogni tipo.

Il provolone del Monaco

La Penisola Sorrentina, oltre ad essere una terra dalle straordinarie bellezze storico architettoniche e naturali, è nota anche per l’ottima gastronomia e i deliziosi prodotti tipici.

Tra questi, uno dei più gustosi e apprezzati in tutto il mondo, è il Provolone del Monaco, eccellenza gastronomica prodotta tradizionalmente nella zona dei Monti Lattari di Vico Equense, area caratterizzata da un salubre clima, da pascoli e acqua in abbondanza.

Una volta prodotto, il formaggio veniva portato dai Monti Lattari a Napoli per essere venduto, in quanto troppo costo per gli abitanti delle zone rurali. Nel tragitto via mare, dalla spiaggia di Seiano al porto di Napoli, i pastori erano soliti indossare una lunga mantella per ripararsi dal freddo e dall’umidità, e questo loro abbigliamento li rendeva da lontano simili a dei “monaci”. Da ciò la denominazione del formaggio in Provolone del Monaco.

Tecnicamente il Provolone del Monaco è il risultato della lavorazione di latte crudo di ogni singola mungitura della vacca Agerolese, un latte a bassa resa ma dalle strordinarie proprietà organolettiche. La forma caratteristica del formaggio è a pera ma può anche essere modellato a cilindro. Dopo aver preso forma, seguono le fasi della salamoia, dell’asciugatura e della stagionatura, effettuata in cantine per un periodo che oscilla da 4 a 18 mesi.